Il circuito

Il tracciato del circuito di Monza

Dal 1922 a oggi, il circuito dell’Autodromo Nazionale Monza ha visto molte trasformazioni che l’hanno portato alla configurazione dell’attuale tracciato.

  • Lunghezza: 5793 metri
  • Larghezza: min 10 m. – max 12 m.
  • Coordinate (latitudine e longitudine): 45°37’06” N – 9°16’54” E
  • Senso di marcia: orario
  • Velocità massima: Il record assoluto di velocità in Formula 1 è stato registrato proprio a Monza nel 2005, ad opera di Kimi Räikkönen su Mclaren con 370,1 km/h

Albo d’OroLa storia dell’Autodromo

La Prima Variante (o Variante del Rettifilo)

Allo scopo di aumentare la selezione in gara, nel 1972 fu realizzata una chicane all’altezza della variante junior, per ridurre la velocità d’ingresso nella successiva Curva Biassono. Nel 1976, diventò una variante formata dalla successione di due curve a sinistra e due a destra, in modo da abbassare ulteriormente le velocità. Un’altra modifica si registrò nel 2000 quando fu ridisegnata con una secca curva a destra, che spezza il lungo rettilineo d’arrivo, per poi raccordarsi verso il tornante successivo.

La Prima Variante o Variante del Rettifilo si presenta quindi come una strettissima curva a destra di 90 gradi, seguita da una curva a gomito a sinistra altrettanto stretta. Dal rettilineo dei box si arriva lanciati a oltre 370 km/h e, con una lunghissima frenata, si decelera a soli 70-80 km/h per affrontare questa “esse”.

Note storiche

Alla strettoia che precede la 1a variante, si verifica una drammatica carambola che coinvolge numerose vetture. Ad avere la peggio sono Vittorio Brambilla e Ronnie Peterson, che perderà la vita in ospedale per embolia gassosa.

La marcia trionfale di Ayrton Senna si arena nella via di fuga, dopo il contatto con il doppiato Jean Louis Schlesser.

Il leader Mika Hakkinen interrompe la sua fuga finendo in testa coda. Amareggiato per l’errore commesso, il finnico si abbandona a un pianto dirotto, immortalato dai media.

Curva Biassono

L’ampio raggio e la sua lunghezza le valsero in origine il nome di Curva Grande, ma nel 1972 fu ribattezzata Curva Biassono per la vicinanza col paese omonimo. È una lunga curva a destra dal raggio di circa 300 metri a cui si arriva in piena accelerazione dalla Prima Variante e si percorre in pieno con una buona dose di coraggio.

Note storiche

Gerhard Berger finisce k.o. a causa una telecamera staccatasi dalla Ferrari del compagno Jean Alesi. Vittoria sfumata per l’austriaco e tanta paura.

Seconda Variante (o Variante della Roggia)

Nata come Curva della Roggia, per via di un piccolo corso d’acqua che sorgeva nelle vicinanze, vide modificato il suo disegno nel 1976, per ridurre le medie sempre più elevate. Diventò così la Seconda Variante o Variante della Roggia. Anch’essa è posta in fondo a un lungo rettilineo (oltre 1 km con l’acceleratore a fondo, compresa la curva Biassono) sul quale si toccano i 335 km/h. Con una lunghissima frenata, si decelera a 110-120 km/h per affrontare una “esse” sinistra-destra molto stretta, modificata nel 2000.

Note storiche

Scintille tra Damon Hill e Michael Schumacher. La lotta iridata fra i due termina in sabbia dopo il tamponamento da parte dell’inglese. Uscito dalla sua Benetton, Schumi si scaglia contro il rivale, ma viene fermato da un commissario.

Al primo giro vengono coinvolte in un brutto incidente parecchie vetture, i cui pezzi volano ovunque. Uno di questi sarà fatale per un volontario dell’antincendio a bordo pista.

Prima Curva di Lesmo

Circondata dal bosco, in origine era la Curva delle Querce. Poi, dalle cronache del ’27, si apprende che cambiò nome in Curvetta di Lesmo, vista la breve lunghezza e l’ubicazione vicino al paese. Posta a soli 200 metri dall’uscita della Seconda Variante, vi si arriva a velocità non troppo elevate ed è una curva a destra di 75 metri di raggio che si percorre a circa 180 km/h.

Note storiche

Un arrembante Chris Amon entra in collisione con la Honda di John Surtees per via di una macchia d’olio. Il Ferrarista vola oltre le barriere e atterra nel bosco, fortunatamente illeso.

Gran Premio amaro per Lewis Hamilton, dopo la pole position del giorno prima. Nel tentativo di riprendersi il 2° posto, l’inglese forza il ritmo nel finale e al 52° dei 53 giri previsti prede il controllo della sua McLaren-Mercedes, schiantandosi contro le barriere all’uscita della 1° Curva di Lesmo. Nessuna conseguenza fisica, ma molta delusione per il Campione del Mondo uscente.

Seconda Curva di Lesmo

Posta a 200 metri dalla Prima Curva di Lesmo, anche la Seconda Curva di Lesmo è situata tra la folta vegetazione. Nel ’22 era conosciuta come Curva dei 100 Metri, per via della distanza che separava il punto di entrata da quello di uscita, mentre nel 1927 divenne la Curva del bosco dei Cervi. Il Parco, infatti, era popolato da una fauna variegata. Solo più tardi assunse definitivamente il nome attuale.
In passato, era uno dei punti mitici del circuito: vi si arrivava in piena accelerazione e si entrava in curva a quasi 300 km/h. Solo i migliori piloti riuscivano a percorrerla in pieno. Con le modifiche del 1994-95 è stata molto rallentata e oggi ha solo 35 metri di raggio e si percorre a circa 160 km/h.

Note storiche

Nel giro di posizionamento prima del secondo via, Jody Scheckter perde il controllo della sua Wolf e sbatte contro le barriere. L’incidente provocherà un ulteriore ritardo per la riparazione del guard-rail. Il via verrà dato così alle 18.15, con conseguente riduzione della gara a 40 giri per via del calo di luce.

Curva del Serraglio

Il nome della curva deriva dalla presenza nelle immediate vicinanze del Serraglio. Si trattava della casa di caccia del Re, dove erano tenuti anche degli animali. È una lievissima piega a sinistra dal raggio estremamente ampio di oltre 600 metri. Il rettilineo successivo incrocia, con un sottopassaggio, la curva Sopraelevata Nord dell’anello di alta velocità.

Note storiche

Paura per John Watson che, perso il controllo, distrugge la sua McLaren contro le barriere. Le conseguenze sono una vistosa fiammata, la monoposto divisa in due, ma il pilota incolume.

Variante Ascari

In origine si chiamava Curva del Platano o del Vialone, perché passava sopra il grande viale di accesso all’Autodromo. Dal 1955 cambia nome e viene dedicata ad Alberto Ascari. La ragione ci riporta al 26 maggio di quello stesso anno. Mentre compie alcuni giri con una Ferrari Sport, il campione milanese perde la vita a causa di un’uscita di strada proprio in quel punto. Per rallentare le alte velocità, nel 1972 fu realizzata nel punto d’entrata una chicane che due anni più tardi venne ulteriormente modificata nell’ampiezza e nel tratto d’uscita, assumendo così il nome definitivo di variante. Vi si arriva tenendo premuto l’acceleratore fin dalla Seconda di Lesmo e anche qui si toccano i 330 km/h. Dopo la frenata, si affrontano in rapida successione tre curve a sinistra-destra-sinistra, che immettono sul rettilineo opposto ai box. Sono curve a raggio abbastanza ampio che si percorrono a velocità intorno ai 200 km/h.

Note storiche

Durante una sessione di prove private in vista della Mille Chilometri di Monza, Alberto Ascari sale sulla Ferrari Sport di Eugenio Castellotti, per compiere alcuni passaggi. Purtroppo, gli sarà fatale una tragica uscita di pista in prossimità della curva che poi gli sarà dedicata.

Botto a prove terminate. Protagoniste le due Ferrari nel giro di rientro. Complice un’incomprensione col compagno Jean Alesi, Gerhard Berger vola fuori pista alla staccata della variante Ascari, sbattendo contro il muro di gomme a 327 km/h. Tanta paura, ma fortunatamente il pilota è illeso.

Dopo aver firmato la pole position, il giovane David Coulthard sciupa tutto nel giro di ricognizione. Alla variante Ascari, finisce in sabbia, ma grazie a una bandiera rossa esposta a causa di un incidente al 1° giro, riparte al 2° start. Finirà ancora in sabbia al 13° giro, alzando bandiera bianca.

Durante il 3° turno di prove libere del sabato mattina, Kimi Raikkonen perde il controllo della sua F2007 e finisce rovinosamente contro il muro di gomme all’entrata della Variante Ascari. Il botto è tremendo, ma fortunatamente il finlandese esce solo un po’ acciaccato.

Curva parabolica

Nell’anno di costruzione dell’impianto, non c’è traccia di un nome preciso, si parla solo di Curvetta. Nel 1927 si comincia a denominarle Curvette. In realtà, si trattava di due tornanti caratterizzati da un raggio di 60 metri e da un’ampiezza di 90°, uniti da un brevissimo rettifilo. Vista la particolarità dalla pavimentazione, formata da tanti cubetti di porfido, divenne famosa per essere la Curva del Porfido. Ricostruita nel 1955, quando il tracciato tornò alla sua impostazione originaria, fu chiamata Curva Parabolica per il disegno e la traiettoria che descriveva.

Nel rettilineo che conduce a questa curva si toccano nuovamente i 330 km/h, quindi si frena per entrare in curva a circa 180 km/h. La curva è molto lunga e a raggio via via crescente: dopo aver superato la parte più stretta si può percorrere il tratto finale in piena accelerazione, scorrendo verso l’esterno e imboccando il rettilineo d’arrivo a velocità già molto elevate.

Note storiche

All’ultima tornata, Alberto Ascari conduce davanti a Fangio e Farina. Ma alla Curva Parabolica il leader finisce in testa coda, complice la presenza di due doppiati. L’incidente elimina così la Ferrari di Ascari e fa perdere posizioni a Farina, dando il via libera a Fangio per il suo primo trionfo a Monza.

Nel corso delle qualifiche del sabato, la Lotus di Jochen Rindt esce di pista all’ingresso della Parabolica per via di un cedimento meccanico. Uno schianto fatale per il pilota austriaco, appena laureatosi Campione del Mondo e a cui verrà assegnato il titolo postumo.

Al termine del primo giro, la Lotus di Derek Warwick sbatte contro il guard-rail all’uscita della Parabolica. La monoposto si capotta e termina la sua folle corsa ribaltata. La paura svanisce quando l’inglese esce subito incolume dai rottami e si precipita ai box per salire sulla vettura di riserva e schierarsi per la seconda partenza, dopo aver superato i controlli medici.

Rettifilo di partenza

Il Rettifilo di partenza va dalla fine della Curva Parabolica fino all’inizio della Prima Variante ed è lungo 1194,40 metri

Note storiche

Mentre supera una Bugatti, Emilio Materassi esce di pista, provocando vittime e feriti tra gli spettatori.

Cinque monoposto racchiuse in un secondo si giocano la vittoria in volata. Vince Gethin su B.R.M.

A pochi metri dal traguardo, la Minardi di Christian Fittipaldi decolla dopo aver urtato il compagno Martini. Compie alcuni looping e atterra sulle 4 quattro ruote, senza conseguenze.

Le tribune

Al Monza Eni Circuit è possibile vivere le gare come spettatore da molteplici punti di vista. Per trovare il posto preferito, è possibile far riferimento alla cartina che segue.

La numerazione delle tribune segue questa logica: la lettera indica la fila, mentre il numero indica il posto. La prima fila in basso è la fila A, per poi salire con le lettere seguenti. Il posto numero 1 si trova sulla sinistra (guardando frontalmente la tribuna) mentre i numeri più alti sono verso destra.

  • Tribuna Centrale n° 1
  • Gradinate Traguardo n. 2e 3f
  • Tribuna Laterale Sinistra n° 4
  • Tribuna Piscina n° 5
  • Tribuna Alta Velocità A-B-C n° 6
  • Tribuna Esterna Prima Variante A-B n° 8
  • Tribuna Secona Variante n° 9

  • Tribuna Roggia n° 10
  • Tribuna Ascari Tre n° 12
  • Tribuna Ascari Due n° 13
  • Tribuna Associazione “Amici dell’autodromo e del parco”n° 14
  • Tribuna Ascari Uno n° 15
  • Tribuna Ascari n° 16
  • Tribuna Uscita Ascari A-B-C n° 18, 19, 20

  • Tribuna Laterale Parabolica A-B-C-D-E n° 21
  • Tribuna Parabolica n° 22
  • Tribuna Parabolica Interna A-B n° 23
  • Tribuna Vedano n° 24
  • Tribuna diversamente abili n. 25
  • Tribuna Laterale Destra A-B-C n° 26
  • Gradinate Traguardo n. 27D, 28C, 29B, 30°